Raccolta differenziata

A leggere gli obiettivi fissati nel 2006 dal decreto legislativo n.152, la raccolta differenziata (RD) dei rifiuti in Italia è in ritardo di sei anni. Nel 2014 abbiamo infatti raggiunto il 45,2% di RD della produzione nazionale, centrando quello che era il target per il 2008.
Ma, e questa è la buona notizia, la crescita è costante e nell’ultimo anno segna un +3% rispetto al 2013, come sottolinea il Rapporto rifiuti urbani 2015 dell’Ispra (Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale) . Certo, ci sono grandi disparità tra le varie regioni e anche all’interno di una stessa area geografica.
Un panorama disomogeneo che abbiamo provato a osservare più da vicino, incrociando i dati diffusi nel Rapporto Ispra* e quelli pubblicati sulla piattaforma openbilanci.it*, mettendo a confronto i primi quindici capoluoghi di provincia per popolazione residente. Alla ricerca di un filo conduttore, se mai ve n’è uno.

Più rifiuti, più raccolta differenziata?

Esiste in Italia una correlazione tra la produzione di rifiuti urbani e il tasso di raccolta differenziata?
Come mostra il grafico precedente, non vi è alcun rapporto: Catania, che nella classifica dei capoluoghi considerati è al top con una produzione di quasi 650kg. di rifiuti per abitante/anno, ha un tasso di RD che è tra i più bassi.

Più differenzio meno pago?

Quel che colpisce è la grande disparità di produzione e trattamento dei rifiuti tra i diversi Comuni italiani.
Esiste un trend omogeneo? Ci sono correlazioni tra l’ammontare della tassa sui rifiuti e la raccolta differenziata, una sorta di meccanismo premiale?
Nel grafico qui sotto Padova rappresenta l’unico esempio virtuoso tra i quindici capoluoghi analizzati: qui la raccolta differenziata raggiunge quasi il 46% dei rifiuti prodotti e non è prevista alcuna tassa. All’opposto Firenze, dove pure la differenziata supera la soglia del 40% ma l’amministrazione cittadina prevede una tassa sui rifiuti che è la più alta tra i Comuni messi sotto osservazione.
Capitolo a parte la Sicilia. Qui, oltre a un tasso di differenziata molto basso (12,5% è la media regionale 2014), in due capoluoghi su tre (Palermo e Messina), non esiste alcuna tassa sui rifiuti!

Differenziare conviene?

Il costo dello smaltimento dei rifiuti per i cittadini non sembra corrispondere in alcuno modo al tasso di raccolta differenziata.
Come mostrano i due grafici di seguito il costo dello smaltimento dei rifiuti per i cittadini è una variabile indipendente rispetto al tasso di raccolta differenziata. Anzi, le tre amministrazioni di Torino, Milano e Venezia mostrano un rapporto direttamente proporzionale tra il tasso di differenziata e il costo di smaltimento per chilogrammo di rifiuti. Mentre Firenze, la città dove è più alto il costo dei rifiuti per i cittadini, il tasso di RD è nettamente inferiore rispetto a Milano e Torino.
Fanno eccezione le amministrazioni di Padova e Verona, dove il costo è più contenuto (o addirittura pari a zero per quanto riguarda la tassa rifiuti), benchè siano ai primi posti in classifica nella raccolta differenziata.
Tra i capoluoghi del sud, è Bari l’amministrazione più virtuosa: con una RD pari al 21,35% (circa la metà rispetto alla media nazionale del 45,2%) il costo dello smaltimento per i cittadini è di sei centesimi di euro al chilo. Catania, in confronto, annovera una RD al 10%, ma un costo di tredici centesimi al chilo.

Tassa sui rifiuti e imposta sulla casa: c’è un nesso?

Imposta sulla casa e tassa sui rifiuti costituiscono un importante capitolo di entrata nei bilanci cittadini. Insieme rappresentano mediamente circa il 20% degli introiti dei bilanci delle amministrazioni locali. Si potrebbe ipotizzare che la maggiore incidenza dell’una possa corrispondere a una minore rilevanza dell’altra.
Non si evidenzia tuttavia un rapporto inversamente proporzionale tra i due contributi, anzi.
Firenze e Bologna, che registrano un’incidenza degli introiti dalle imposte sulla casa sopra la media – rispettivamente il 17% e 21% – si caratterizzano anche come le due città dove la tassa sui rifiuti ha l’influenza più rilevante sulle entrate comunali.
Non c’è dunque correlazione tra la tassa sui rifiuti e l’imposta sulla casa. Infatti, anche in quei Comuni dove la tassazione sui rifiuti costituisce un capitolo di entrata cospicuo (sopra la media del 5,32%), non diminuisce l’imposta sulla casa.

In conclusione..

Per i quindici capoluoghi che stiamo analizzando, la media dei trasferimenti dello stato ammonta a circa il 10% delle entrate. Si può dunque affermare che, mediamente, i Comuni si garantiscano le risorse necessarie più da tasse e imposte dirette – abbiamo visto che tassa rifiuti e imposta casa costituiscono circa il 20% delle entrate – che non dai trasferimenti dell’amministrazione centrale.
Con l’eccezione di Palermo, dove i trasferimenti dello Stato nel 2013 ammontavano quasi al 29% delle entrate.
* i dati dei bilanci di openbilanci.it si riferiscono all’anno 2013, mentre quelli sulla raccolta differenziata del Rapporto Ispra sono relativi al 2014