Istituti culturali



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Istituti culturali

Uno zoom sui finanziamenti pubblici

Istituti culturali

Uno zoom sui finanziamenti pubblici

Quanto vale l’esborso dello Stato nei confronti di musei e istituti culturali in Italia? A chi vanno questi fondi? E come sono distribuiti?
Proviamo a fare le pulci alla lista che i questori del Senato hanno reso pubblica e che riassume l’elenco delle istituzioni che attraverso il DL Cultura nel 2014 hanno ricevuto finanziamenti pubblici: un elenco dettagliato di Enti pubblici e privati, con l’ammontare esatto del contributo.

Partendo dal dato complessivo – 5.430.000 euro per 103 tra musei, fondazioni, istituti, associazioni e accademie – abbiamo provato a organizzare e strutturare quei numeri in base a diversi criteri: regione, popolazione interessata, discipline, raffronto con altri capitoli di spesa dello stato.

Serie A e serie B: una distribuzione sbilanciata

Per iniziare, abbiamo rapportato il totale dei contributi ricevuti da ciascuna regione con la popolazione residente, ottenendo così un parametro standardizzato medio. Già a occhio nudo si nota come la distribuzione sia altamente sbilanciata a favore di Lazio e Toscana, che da sole ottengono infatti oltre la metà dei contributi (in termini assoluti).


I primi della classe

Parametrando i contributi in relazione alla popolazione residente, Lazio e Toscana raccolgono fondi addirittura tre volte sopra la media nazionale, che è di 10mila euro circa ogni 100mila abitanti. A scapito di altre dieci regioni che, tutte insieme, si spartiscono il restante 50 per cento dei fondi.
Ma all’appello mancano alcune regioni importanti come l’Umbria, la Sardegna, Molise e Basilicata, Calabria, Trentino e Val d’Aosta!
Queste non sono proprio contemplate nell’elenco fornito dai questori. .

Storia: la regina della discipline

Si va dal teatro alla musica. Gli istituti che si spartiscono i fondi nazionali indicati nel DL Cultura 2014 ricoprono undici diverse discipline. Ma anche qui la distribuzione non è equilibrata e gli istituti storici (o quantomeno quelli dove la storia è materia d’interesse preminente) fanno la parte del leone: sono ben 34 dei 103 istituti finanziati, e si accaparrano il 45% delle risorse. Da aggiungere che Fondazioni liriche e molti teatri traggono sostanza dai fondi del Fus (Fondo Unico per lo spettacolo), che costituisce capitolo a parte rispetto all’elenco riportato nel DL Cultura.
Sarebbe quindi utile, ai fini di una maggiore trasparenza per i cittadini, ordinare la distribuzione delle risorse in maniera più chiara e decifrabile. Nell’elenco diffuso comunque, la differenza tra le diverse discipline è visivamente evidente:

Scienza, la grande assente

Se la storia, insieme alle lettere e alla cultura, è la disciplina più rappresentata dalle istituzioni culturali considerate, confermando in qualche modo il carattere nazionale di un Paese a “trazione umanistica”, colpisce la quasi totale assenza (solamente sei gli istituti compresi nell’elenco) della scienza e delle discipline scientifiche. Soprattutto in un momento storico di grande evoluzione tecnologica, è grave la carenza di un modello pedagogico più interdisciplinare e attualizzato.

Privato batte pubblico 5:1

“Merito” della Bassanini? Di fatto, la riforma della P.A. che alla fine degli anni ’90 introdusse il federalismo amministrativo rivedendo le modalità di organizzazione e di funzionamento della disciplina pubblicistica di alcuni settori economici, puntando anche ad avviare massicci fenomeni di privatizzazione, sembra aver fatto centro per quanto riguarda le istituzioni culturali comprese nell’elenco. Infatti sono solamente undici gli enti pubblici a tutti gli effetti, che nell’insieme ricevono circa il 17% dei contributi.

Cultura, la Cenerentola del bilancio

Per finire, facciamo qualche paragone?
Ecco un raffronto con qualche altro capitolo di spesa dal bilancio del Ministero della Difesa.